Antimicrobico resistenza 

Per antimicrobico resistenza si intende la capacità di batteri, virus, funghi e microrganismi di sopravvivere all’azione di un medicinale veterinario, rendendo l’infezione di più difficile cura, con gravi rischi per la salute pubblica globale. Questa resistenza, che può essere naturale o acquisita tramite mutazioni genetiche, è accelerata dall’uso improprio o eccessivo di medicinali.

Il fenomeno, stando ai dati pubblicati dalle agenzie europee e internazionali è in continua espansione e interessa non solo il mondo animale, ma anche quello umano e l’ambiente. Ben si adatta quindi all’antimicrobico resistenza (AMR) la definizione di pandemia silente. 

Monitorare la diffusione di agenti batterici è quindi fondamentale per tutelare la salute umana e animale e rientra nell’ottica One Health di gestione della salute pubblica.

 

Ma quali sono i germi che maggiormente sviluppano i meccanismi di resistenza? Tra di essi possiamo sicuramente annoverare Escherichia coli e i batteri coliformi, Salmonella e Campylobacter spp. trasmessi all’uomo per lo più tramite gli alimenti ma non possiamo escludere Stafilococchi, Pseudomonas e Klebsiella, trasmessi in genere per contatto diretto con l’animale.

 

I servizi veterinari regionali hanno a cuore il fenomeno AMR e, per limitare la diffusione degli agenti con antimicrobico resistenza e favorire un uso corretto e prudente degli antimicrobici, si impegnano ad applicare tutte le misure previste dai Piani nazionali come per esempio il Piano sulla farmacosorveglianza e il Piano di contrasto all’antibiotico resistenza-PNCAR che, insieme al Piano regionale sul benessere animale, rappresentano un utile strumento di controllo e monitoraggio del fenomeno. 

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